Un’esperienza che si è chiuderà alla fine di questa stagione, in quanto la compagine sportiva ha già dichiarato di non proseguire l’attività.
«Il ricordo più importante di Gimondi – ha raccontato Ghirotto – è quando ricevetti la telefonata per seguire il suo team di mountain bike, quella squadra che proprio lui aveva creato. Gli risposi che non avevo tanta esperienza nel settore, ma che comunque avrei provato. E quella storia è durata vent’anni. Fino al 16 agosto di quest’anno quando Felice ci ha lasciato ed è stata una perdita enorme per tutti noi. Avrei tantissimi ricordi da raccontare, noi ci sentivamo tutti i giorni, quindi per me era il mio presidente, un grandissimo campione di ciclismo di tutti i tempi, ma era anche un fratello. Non avevi mai finito di conoscerlo, sapeva sempre stupirti. Felice non era una via di mezzo, era o bianco o nero, con lui dovevi essere sempre schietto. La sua grandezza era la sua modestia».
Durante la puntata ha anche commentato il mondiale disputatosi quest’anno nello Yorkshire in Inghilterra nel quale il nostro Matteo Trentin è arrivato ad un passo dalla vittoria: «Ero quasi certo che Trentin avrebbe vinto – ha detto Ghirotto – perché è un corridore veloce, ha esperienza, è un corridore che sa gestire i momenti difficili e che si trova bene anche in giornate di pioggia come quelle dell’ultimo mondiale. Sono giornate tremende, in cui consumi tantissime energie e può succederti quello che è successo a Trentin ovvero di restare senza “benzina”, negli ultimi cento metri».
Ascolta la puntata:
L'arrivo del Mondiale su strada 2019:
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